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Dopo aver illustrato nel convegno “Rome An 2000. Ville, maquette et modèle virtuel” la rappresentazione di Roma in età imperiale attraverso l’esame del grande Plastico di Roma Antica conservato presso il Museo della Civiltà Romana di Roma, l’autrice intende ora approfondire alcuni aspetti dello sviluppo urbanistico della città. A tale scopo si è servita, come chiave di lettura, di un genere particolare di fonti, quelle giuridiche. Partendo dal presupposto che la genesi di alcuni spazi urbani e l’ordinamento giuridico di Roma si siano vicendevolmente influenzati, si è ripercorsa la topografia della città dall’età romulea al tardo impero, fornendo degli esempi a supporto di questa tesi. Tra le classi di edifici pubblici che meglio possono esprimere questo concetto sono stati scelti i luoghi deputati all’amministrazione della giustizia che quindi saranno esaminati tenendo conto dell’evoluzione del processo criminale e di quello privato. Passando dalla vita pubblica a quella privata, verrà illustrato il diritto di proprietà relativamente ad alcuni aspetti della sua connotazione urbana. Si parlerà di come l’evolversi della città portò alla creazione di altri diritti reali: le servitutes, la superficies e l’habitatio. L’osservanza delle norme ad essi collegate avrebbe dovuto consentire agli abitanti dell’Urbe una migliore fruizione del proprio spazio urbano, in realtà non privo di problemi come si rileva dai numerosi casi esposti nelle actiones processuali. Roma era una città complicata e caotica e non di rado molti pericoli all’incolumità dei cittadini derivavano proprio dagli stessi edifici. Questa considerazione introduce all’esame di alcuni diritti di obbligazione. Giustiniano, nelle sue Institutiones contempla alcune fonti delle obbligazioni, definite “quasi-delitti” che sono strettamente connesse con lo sviluppo urbanistico di Roma.
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